A tutto Est: in Giappone

giovedì 23 maggio 2013

per questo mi chiamo Giovanni


Lumix FZ28

Questa è Linosa, c’ero a fine settembre del 2006, ci arrivai con l’aliscafo da Porto Empedocle dove notai che il nome di “Vigata” compariva sul cartello di benvenuto.
Linosa è bellissima, piccola, colorata, tranquilla, 4 cognomi, 4 famiglie. Il giro in barca di tutta l’isola te lo fai in una giornata, con molta calma e fermandoti nelle calette. In bicicletta il giro lo fai in 2 ore, con molta calma a osservare i campi di lenticchie coi ficupaletta che fanno da frangivento. Scopriamo che a Linosa non si mangia pesce, ma che la lenticchia appunto è il piatto tipico locale. Però se dici ad un pescatore di farti un po’ di pesce, te lo pesca. Il cellulare non prende, al massimo ti compare l’operatore della Tunisia, così se vuoi telefonare devi andare al supermercato e usare il telefono a pagamento. A Linosa c’è un solo albergo, il Linoikos, gestito da un agrigentino. Anche a ferragosto dicono che sia tranquilla, perché i turisti preferiscono Lampedusa coi locali e le discotece. A Linosa nel 2006 c’era solo un wine bar, frequentato soprattutto dagli stranieri-residenti del centro di recupero delle tartarughe  a cui pochi giorni fa hanno dato fuoco (ma questa è un'altra storia). Un paio di volte l’anno agli abitanti viene portata la benzina e il gasolio per le machine a motore. Incredibilmente, in un posto così piccolo, c’è la zona in cui si sta d’inverno e quella in cui si villeggia d’estate. Infatti, i linosani d’estate possono andare anche solo 500 mt più in là nella casina di campagna a coltivare le lenticchie.
Il giorno prima della partenza arriva un’ondata di maltempo. Ci dicono che non si può partire. La nave che normalmente arriva da Lampedusa con molta probabilità non riuscirà ad attraccare. Noi sotto sotto siamo felici, restare lì è magico, anche con le onde alte. In albergo c’è una piccolo biblioteca e tra i libri ce n’è uno che si chiama "Per questo mi chiamo Giovanni" di Luigi Garlando. Lo legge prima il mio compagno, lo divora in 2 ore, dice che è bellissimo. Poi lo leggo io e gli dico che è vero, è bellissimo, da brividi alla schiena.

Un giorno il padre di Giovanni comunica al figlio che quel giorno lui non andrà a scuola. Giovanni non capisce e si stupisce (quando mai un padre dice ad un figlio di non andare a scuola). Il padre gli dice che quel giorno andranno in giro per Palermo e camminando gli racconterà una storia, quella del suo nome, Giovanni e quella dei piedi bruciati del suo scimpanzé di pelouche.

Giovanni si chiama così in onore di Giovanni Falcone, a cui oggi mando il mio pensiero, come molti altri italiani che hanno la fortuna di poter dire che sono italiani come lo è stato lui.

non sono riuscita a capire chi abbia scattato questa foto, vorrei dirgli che è bellissima



Toh! Ciao Giovanni!
Ma tu lo vedi che fatica facciamo a portare avanti il tuo lavoro?
Lo vedi??

6 commenti:

  1. se da piccina, cercando come solo i bimbi alti due spanne sanno fare, avessi trovato quei vetrini così perfettamente rotondi certo sotto la lingua uno ci sarebbe andato, così per assicurarmi che non fossero caramelle, così per sentirlo davvero il sale che li aveva levigati.
    chissà se il bambino Giovanni anche lui avrebbe ciucciato il vetro..
    quell'altro Giovanni invece i vetri, secondo me, li masticava a colazione accompagnati da un buon caffè, per lo stomaco di ferro che aveva a essere come era.

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    1. li ho ciucciati....li ho ciucciati!!!

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    2. allllèèèèèèèèèèè!

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  2. che bella quella foto e il libro ora lo leggerei volentieri anch'io.ma siete sicure che i vetrini non siamo ciuccini perfettamente gia' ciucciati?

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    1. certo che qualcuno li aveva già ciucciati, sicuro!

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    2. magari son di quelli ciucciati da me da piccina!!!!

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