A tutto Est: in Giappone

31 gen 2023

Come mi è andata a novembre e dicembre

Volati. Come sempre stessa sensazione di pieno e di velocità. Novembre è iniziato col weekend di tutti i santi. L’ho fatto a Bomassa, la base del parco Nouabale Ndoki, dove ho trovato i diversi sottogruppi di amici e colleghi che abitano dispersi nelle varie sedi nel nord del Congo, che per arrivarci ci puoi mettere da 1 a 5 ore a piedi o 7 in piroga.
Bomassa è l’ideale per pause brevi se vuoi un’immersione completa nella natura. Mi hanno dato di nuovo la grande tenda che sta sulla piattaforma, così l’elefante non ti ci entra dentro.
Bomassa: piante per Song!

Accanto alla mia tenda c’è quella in cui ci sta Song. Song è finlandese quindi bionda e zigomi alti - ça va sans dire - parla 7 lingue, mia coetanea (finalmente!) sempre scalza se può, le piace il gin and tonic. Song si occupa di turismo. Si fa le tabelle per tutto, così sulla carta sa quello che deve succedere se qualcuno prenota un giro turistico, nella pratica invece si confronta con altri imprevisti. Song prima di qui era a Gibouti e ancora prima è passata dalla sicilia e da livorno e questo si vede nella sua reazione immediata all'ironia di noi expat mediterranei di qui.
Con Song un giorno siamo uscite con la cariola e il macete  a prendere un po’ di sottobosco per creare un piccolo giardino davanti alla sua tenda, in piena foresta equatoriale. A dicembre ho fatto il check ed era quasi tutto morto, tranne l’aloe.
Poi una sera al parco hanno proiettato «Gorilla nella nebbia » e io e Vitto ci siamo chieste perché. La Weaver doppiata in francese poi non si poteva sentire. Ma ogni primatologo ha amato quel film in qualche modo, quindi ok.

A novembre ho giocato con gli allevatori dei villaggi del progetto. E’ un gioco di carte che serve a imparare le regole di base per fare un buon allevamento. 
Gioco con gli allevatori di Leme
Il gioco consiste nel far aumentare la dotazione di capre e pecore di partenza. Si pesca una carta e può arrivare il cane randagio che ammazza tutto, il ladro del villaggio che ti ruba tre pecore, la malattia che si propaga. Così bisogna investire in costruzione di stalle, parchi di quarantene, vaccini, mangimi...Io all’inizio nella squadra ero “Madame la Coordinatrice”, poi alla fine della partita, Daniela-e-pacca-sulle-spalle; a dimostrazione che il gioco facilità le relazioni sociali oltre che imparare facendoti scompisciare. A Leme ha vinto una donna, che all'inizio non voleva neanche giocare e invece poi saltava di gioia.

A Ouesso Bodyguard ha reso la casa un grande spazio funzionale e accogliente. Il fornetto è finito in cucina dal soggiorno, lo studio orientato verso la finestra, le tovagliette per mangiare coprono e abbelliscono i vari mobili, in giardino la raccolta del compost – tana di topi - è diventata un grande vaso per gli avocado che hanno attecchito.

Io ho contribuito all’abbellimento della casa con un grande quadro fatto da Alain, il mio amico pittore, che raffigura un grande elefante rosso su sfondo verde e giallo, che poi sono i colori della bandiera del Congo e del panafricanismo. Alain ve lo avevo raccontato qui un anno fa circa.

Gli ospiti di questi mesi sono stati Sam, Boo e il mio amico Ivan.
Con Boo e Sam non ci eravamo mai viste, se non su zoom e quando sono scese dalla macchina ho dato loro una taglia.
Boo sa tutto di zoologia, tutto. Noi infatti diciamo che «Boogoliamo » quando abbiamo qualche dubbio. In pochi minuti la risposta arriva con tanto di articolo scientifico a supporto. 
Sam invece è la maga della statistica. A loro ho preparato il pollo Sasso, quello del progetto, uno di quei pulcini che arrivarono 4 mesi fa dal Rwanda, insomma... Me lo ha venduto Mme Pierrette, che quando lo ha sacrificato, poi ha dovuto consolare la sorella che se n’era affezionata.
Sam&Boo

Con Bodyguard va bene. Siamo molto diverse, ma complementari. Lei organizza dentro casa, io fuori. Un giorno l’ho portata in giro per Ouesso. L’ho introdotta alle persone chiave: Regine, Rudolf, gli amici del ristorante senegalese, Marius dello shawarma e qualcuno del judo. Siamo state anche due volte al Rubis a ballare e ci siamo scatenate. Non so se continuare a chiamarla Bodyguard o James Bond.

Direzione per Kazungula

Tra novembre e dicembre ho preso 10 voli, 7 dei quali per una riunione tecnica in Botswana. Ero a Kasane, dove Mic aveva vissuto 30 anni prima. Il mio albergo era a 5 minuti da casa sua. Pazzesco. Dal Botswana si vedeva la Namibia, come dal Congo vedo il Camerun e anche lì c’era un fiume nel mezzo. Ultimamente sono sempre ai confini. Che significa?
Eravamo una 50ina e anche in questa occasione ho dato una taglia alle persone con cui lavoro a distanza da più di un anno. La sera facevo spesso gruppo coi 4 italiani presenti, così per riposare un po' il cervello dalle barriere linguistiche e ridere a crepapelle davanti al cartello della città di Kazungula, mentre tutti ci chiedevano perché. 

Poi a dicembre è venuto Ivan a trovarmi. L’ho portato in giro tra luoghi del progetto e luoghi turistici, che poi in parte coincidono.
A Mondika!
Siamo stati a Mbeli e Mondika, due siti per vedere elefanti e gorilla. Abbiamo guadato il fiume per 40 minuti all'andata e 40 al ritorno e navigato in piroga in 6 con i bagagli. Poi a Ouesso, io lavoravo e Ivan girava per le strade a guardare, parlare, osservare, cercare e soprattutto scoprire. Ad Alain ha commissionato circa 4 quadri e a Kabo gli autoctoni gli hanno fatto lo sgabello che gli abbiamo regalato per il compleanno.
Il giorno della sua festa era anche la finale della partita dei mondiali, dove i congolesi alla fine hanno tifato Francia perché nel team sono tutti “nos frères”.

Il 23 dicembre ero in aeroporto a Brindisi per chiudere l’anno in Italia "ed è subito pettola e baccalà" per la vigilia, come la tradizione pugliese vuole. Ho fritto io con applausi del padre, che evidentemente non aveva mai testato le mie abilità di friggitrice umana. L’accesso alla cucina di famiglia d'altronde è interdetto da personale più esperto, cioè la madre e prima ancora lo era dalla madre della madre.

Anteprima di "come mi è andata a gennaio ". Prima foto del 2023 😉



23 gen 2023

A Gamboma

Malombo à Gamboma

A Gamboma mi hanno invitato ad assaggiare un nuovo frutto.

Gamboma è anche chiamata Game city, "è più alla moda 😎 ", mi dice Ruben. All'ingresso della città c'è un monumento che rappresenta una coppia di persone che si tengono per mano, ma nessuno sa dirmi chi siano.
Gamboma è tra Brazzaville e Ouesso e di solito approfitto per fare la spesa al mercato. Come sempre vengo sorpresa da un gruppo di donne e bambini che vogliono vendermi patate dolci, avocado, ananas... Me ne libero il più gentilmente possibile. Sono felice di vedere che è la stagione dei safou, del frutto della passione e degli asparagi selvatici e infatti li compro. Con dietro questa fila di persone che vogliono vendermi di nuovo quello che ho già comprato, arrivo dalla donna che invece vende noci di cocco. Ha un vestito con dei colori che mi catturano ed è per questo che decido di comprare da lei.
Mentre ero in piena contrattazione del prezzo, sento qualcuno che mi tocca le spalle con insistenza. Mi volto. È un uomo che fissa il vuoto, mi sta chiaramente chiedendo dei soldi. Questo è il momento difficile in cui il cervello e il cuore si prendono a botte. Di solito non si danno i soldi per strada, un'abitudine che noi bianchi abbiamo tuttavia creato, ma è qualcuno che guarda il vuoto, non ha nulla da vendermi, né è in grado di sentire ciò che dico. Si allontana e raggiunge la nostra macchina, per fare la stessa cosa ai due colleghi con cui viaggio.
La donna mi offre di comprare questo frutto con la buccia gialla. Vuole che lo assaggi. Lo apre e ne esce un cuore rosso intenso, con piccole venature. "Sembra un piccolo cervello" le dico. La donna non capisce e non reagisce. Ripeto la storia del cervello, ma niente. Mi arrendo e ora invece penso a una vagina. Continuo a esitare ad assaggiarlo, con tutte queste immagini di parti del corpo umano che mi vengono in mente! Per convincermi mi dice che è buono. 
Le prendo la mano e mangio il frutto morbido. E' asperrimo come un limone. Faccio un'espressione con il viso che fa ridere tutti. Così a Gamboma troviamo il nostro breve momento di felicità.
Quando chiedo come si chiama il frutto, la maman con il bel vestito colorato mi dice "si chiama frutto selvatico, maman".
E ora è il mio turno di ridere a crepapelle. Loro di conseguenza.
Pago e me ne vado.
E j'adore.

PS
SaintPat, uno degli autisti, mi dice che il nome del frutto è Malombo