A tutto Est: in Giappone

lunedì 16 giugno 2014

maratona: tema 3

31 maggio 2014. Come ogni anno la maratona di Imago: 4 temi ogni 3 ore.
Nel 2012 l’ho fatta a Parigi, nel 2013 mezza a Pisa, mezza a Viareggio.
Quest’anno la faccio qui, a Mesagne e dintorni con la Yashica MAT124G
La maratona fotografica si fa in 12 ore. Qui ho più tempo.
A pensarci su, la parola maratona è perfetta per riassumere questo stare qui.
Maratona, costanza, mantenimento, correre, tempo...
Sì, è lei.

Ore 15:00 - Tema 3: curve pericolose
AL: “Hai mica una tartaruga?”
Io: “Mmmhmmm no, però magari puoi rubare quella di pelouche di Benedetta”
pausa
AL: “Trovata! Vado al passaggio a livello”
IO: “Ok, io vado a cercare uno scurzone"
AL: “Bellissimo”
Non è facile questo tema, per niente. 

Le strade qui le conosco eppure riesco a perdermi ugualmente; è la testa che mi fa perdere. In campagna in questo periodo  prevalgono il giallo del grano, il blu del cielo e il bianco delle nuvole. Come un disegno nella testa di un bambino alle elementari. Monto sulla nuova meriva classe 2004 dei miei e vado verso la cava, dove c’è l’arco-in-mezzo-al-nulla. Mi ci portò Brà la prima volta, di sera e c’era la luna piena. Ricordo quel silenzio. Lo stesso che c’è adesso, perché è furora e alla furora si sta in casa, chi dorme, chi lava i piatti, chi fa l’amore, al massimo si fugge di nascosto dalla moglie per il bar con gli amici; ma in campagna la sciurnata è finita. A dire il vero un’Ape mi passa accanto, il contadino mi scruta e avanza con il volto verso il vetro anteriore, ci seguiamo con lo sguardo, dal vetro anteriore la sua faccia adesso è piantata sul finestrino di destra; io faccio ciao con la mano; lui abbassa la testa e la cosa è risolta “sono di qui” e lui “bbuenu, ma cc’è ssontu ddì machini fotografichi strani?”
Resto davanti all’arco e penso che neanche stavolta mi ci avvicinerò, anche se tra me e lui ci sono i fiori adesso. L’arco-in-mezzo-al-nulla ha senso da lontano, silenzioso, bollente, con i pali dell’elettricità dietro. L’arco-in-mezzo-al-nulla è in vendita. Azz! Chi lo comprerà, lo butterà giù? Ci costruirà qualcosa intorno, dietro, sopra e sotto? Niente più passaggio della luna nell’arco per noi nottambuli? Ecco la prima curva pericolosa di oggi. Allora mi giro e alle spalle ritrovo quel giallo intenso. La casa-alla-cava è ancora lì per fortuna, i fichi d’india e i cipressi, pfiuuu, non è in vendita la casa, anche se avrebbe più senso. Nella casa-alla-cava, così come nella casa della Nunna Leta e della Vergine, i ragazzi dovevano passare il test del “masculo vero”. Per esserlo, dovevano andarci dentro al buio di notte. Non mi piaceva, forse perché masculazza mi ci sono sempre sentita, ma le femmine lì non erano ammesse, se non per imboscarsi.
La furora è capace di rallentare anche la frenesia del migrante, così lascio il giallo, blu, bianco, arco e ricordi di adolescenza e rientro a casa.

Io: “Allora la tartaruga?”
AL: “E’ stata bravissima, la curva più bella che c’è. E poi cilona era il mio soprannome”
Io: “Anche il mio: io, cilona piccola e mia sorella, cilona grande”

le foto a sin e in basso a dx: Padella-phone
la "tartaruga" in alto a sin è di AL: Canon 400d f15-85




DIZIONARIO
cilona: la tartaruga
furora: il primo pomeriggio (14:00-17:00)
sciurnata: la giornata di lavoro
scurzone: il biacco Hierophis viridiflavus



2 commenti:

  1. Anonimo16:47

    Il motivo per cui mi sono iscritta a una facoltà scientifica e non a una umanistica è stato poter avere risposte certe e dimostrabili.

    La scelta di iscrivermi a una facoltà scientifica e non a una umanistica mi ha resa, negli anni, felice, triste, insoddisfatta, inadeguata, fiera.

    Questo per dire che ci sono cose soggette a interpretazione, a stati d’animo, a fasi della vita e altre che non sono soggettive e soggette a giudizio, sono così, sono fatti. Che ti danno serenità perché sei certa di conoscerle anche se non te le ha spiegate nessuno, che non ti puoi dimenticare anche se risalgono a chissà quanti anni fa.

    C’è il nome con cui ti chiamava tuo padre per svegliarti; il posto in cui ti imboscavi col tuo ragazzo con la solita paura di essere scoperta; i pomeriggi silenti in cui, anche se nessuno dormiva, la televisione doveva restare bassa e non si doveva andare in giro per casa; gli sguardi addosso di chi è nato nel tuo stesso paese e non se n’è mai andato e che oltre a conoscere ogni metro quadro di quel posto vuole conoscere tutti quelli che ci camminano sopra.

    Queste cose quando ti capita di vederle scritte in un blog ti danno una sensazione che non si può spiegare, io non ci riesco almeno. Non è un racconto in cui ti riconosci e non sai nemmeno il perché, ma è una storia in cui si parla di te.Il motivo per cui mi sono iscritta a una facoltà scientifica e non a una umanistica è stato poter avere risposte certe e dimostrabili.

    La scelta di iscrivermi a una facoltà scientifica e non a una umanistica mi ha resa, negli anni, felice, triste, insoddisfatta, inadeguata, fiera.

    Questo per dire che ci sono cose soggette a interpretazione, a stati d’animo, a fasi della vita e altre che non sono soggettive e soggette a giudizio, sono così, sono fatti. Che ti danno serenità perché sei certa di conoscerle anche se non te le ha spiegate nessuno, che non ti puoi dimenticare anche se risalgono a chissà quanti anni fa.

    C’è il nome con cui ti chiamava tuo padre per svegliarti; il posto in cui ti imboscavi col tuo ragazzo con la solita paura di essere scoperta; i pomeriggi silenti in cui, anche se nessuno dormiva, la televisione doveva restare bassa e non si doveva andare in giro per casa; gli sguardi addosso di chi è nato nel tuo stesso paese e non se n’è mai andato e che oltre a conoscere ogni metro quadro di quel posto vuole conoscere tutti quelli che ci camminano sopra.

    Queste cose quando ti capita di vederle scritte in un blog ti danno una sensazione che non si può spiegare, io non ci riesco almeno. Non è un racconto in cui ti riconosci e non sai nemmeno il perché, ma è una storia in cui si parla di te.

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    Risposte
    1. grazie "anonimo"
      anche di averlo scritto due volte di fila.

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