A tutto Est: in Giappone

giovedì 9 luglio 2015

Petra e sanpietrini: 36 ore romanesche


Petra dentro Ché

30ora
Roma, quartiere Bravetta. Il taxi Venezia 29 arriverà tra 4 minuti.
Scendo. “Grazie di tutto Ché e, Petra tu comportati bene in questi mesi”. 
Petra sta dentro Ché. Non si chiamerà Petra, ma è la sensazione che restituisce quando Ché non si ferma mai e la porta da nord a sud, est e ovest.
Petra ha già visto New York, quando era una petrudda e ora che prende forma, l’EXPO.







1a-4ora
Insieme a Petra io invece ho visto il tramonto durante lo smontaggio del Roma Pride quando i carri rientravano e la musica si confondeva con il rumore dell’acqua sulle strade per togliere la monnezza.
AL e la papera all'elio
Poi abbiamo sentito i tamburi brasiliani e i ritmi africani per le strade della Festa della Cultura della Garbatella, che è proprio bella. E manca poco che Petra conosce zerocalcare che faceva un disegno per AL a tema, sul tema della “non arte”. AL l’abbiamo incontrata davanti al banco delle pizzelle napoletane. AL aveva una papera all’elio al guinzaglio e quando Petra nascerà ne riceverà una con quel nome. Di pizzelle ne abbiamo prese 6: 2 per uno ed eravamo in 3. Così 2 se l'è mangiate Ché e sono finite sulla testa di Petra.







30ora
Ecco il taxi! Attraverso la strada, ma un’altra ragazza entra in macchina; poi mi guarda:“Trieste 45?”. 
“Ah no, io aspetto qualcosa 29” le dico.
Ho sonno. 


Oli-dalle-braccia-ad-anelli
15ora
Con Petra siamo state al battesimo di Oli-dalle-braccia-ad-anelli, la sua futura amica. Oli ride sempre, ma sempre, tranne quando il prete dopo che l’ha purificata, l'ha sollevata al cielo davanti a tutti, e però questi tutti stavano tutti applaudendo come un sol uomo. E allora lei ha pianto un po'. Poi è scesa e in braccio a mamma, Oli ha ripreso a sorridere. Fino al pomeriggio. Sì, nonostante le mani e i piedi e i pizzicotti e che bella, tu sei una gioia, un amore, una palletta, hai sonno, sei eccitata, prendila tu, mettila giù, mo’ brusco, no dai oggi è così, quanto è buona, come assomiglia a etc etc etc e tu, adulto, sei in pace. Però sei in pace anche perché hai mangiato bene e bevuto chiacchiere e risate, solidarietà e dignità.
Infine con Petra siamo andate al primo giorno di Trastevere lungo il fiume e vuoi non andare al cinema in 5D dove la zucca che ti viene addosso mangia il fantasma rosso?
Ecco, quello Petra non l’ha visto. Sennò diventava chiancone.


30ora
Il taxi arriva. E’ il Venezia 29.
Il Tassista parte, è deciso, sgomma. E comincia. Comincia un fiume di parole e commenti che Ascanio Celestini ho capito a chi s’è ispirato.
Il mio tassista diventa proprio mio. Nel senso che si appropria del mio tragitto e lo mescola alla sua vita e senza interruzione. Nemmeno al semaforo smette di parlare. 

"No perché tu ‘o sai perché c’è sto semaforo in San Pietro? Pe’ i pellegrini. Perché i pullman dei pellegrini a sinistra ce possono girà e io invece, io che so’ un tassista, hai capito che so’ un tassista? E io sto lavoro ‘o faccio da 30 anni, ‘o faccio, perché so’ der 64 e ora ho 51 anni, 51. Ecco, questi un me fanno girare più a sinistra. Bè si, alcuni colleghi ‘o fanno ma poi te fanno ‘a multa e Marino se pija i sordi. Ma io dico: facevi ir medico? E perché non continui a fare ir medico, ah Marinooo? Roma è una città difficile! E poi te un sei de Roma. De dove sei? Ma de che stamo a parlà?”

Guardo fuori dal finestrino cercando delle pause di sguardo almeno. Ma lui mi segue. Anche con lo sguardo sul sedile di dietro.

“Dov’è che vai? A piazza Rondanini...già…Senti, che me guardi lo stradario che sto senza occhiali?” 
“E che le devo trovare?”
“Me trovi er numero da’a tavola e la combinazione de lettera e numero. Come 'a battaglia navale, capito?”
“Comunque è dietro al Pantheon”, suggerisco.
“'O so, cara mia,"
Addio...siamo al cara mia.
"Io ar Pantheon ho cominciato a lavorà 30 anni fa, so’ der 64 e 'a vedi questa casa? Ce abbito e mi fija va a scuola qui de fronte so’ 51 anni che vivo qui e mi nonno portava er carretto…be’ tempi. So cambiati però”.
Penso che quel però ci stia bene, ma…
“Te stai a Roma?”
“No” e non vorrei dirglielo dove sto, ma so che sarà impossibile.
Silenzio
“E ndò stai?”
Voglio confonderlo “Vivo tra la Toscana e Roma”
“'A Toscana? Bbeeella. 'O sai che io c’ho un amico de Fornacette? A conosci Fornacette? E’ piccolina, però…”
“Sì, conosco Pisa…”
“Ah vabbè, allora Fornacette è casa tua! Guarda che io e’ so tutte: Pisa, Riglione, Putignano, Cascina, Fornacette, Pontedera, Bientina, Altopascio”
Addio...
“C’ho un amico che fa ir bancario, fa. Se semo conosciuti a Torino ar militare, L’amo fatto nei carabbinieri, l’amo”.
Sono esterrefatta. Penso che sia un attore. Non può essere vero. Sta facendo le prove per il provino per zelig. E’ un cliché vivente della romanità della strada.
“Comunque io quella volta so’ andato a Fornacette e ho conosciuto Giovanni. Poi Giovanni è venuto a Roma e m’è toccato andare a cena. Mica che lo lasci da solo l’amico de l'amico tuo. L’ho portato all’osteria. E le conosci l’osterie cara mia?
“Sssi”
E’ c’hai presente er vino bianco che è spirito?
“Ssi…”
Ecco, se semo bevuti 4 bicchieri prima de magnà: 1 in salute de Andrea (amico che fa ir bancario a Fornacette), 1 in saluto de Luca (porello, è morto), 1 in salute de...insomma me dovevi vedé quando me so’ arzato…poi ho vomitato tutto. In discoteca semo andati a balla', ho creato er panico ner bagno e poi a casa…Guarda se ce penso me sento male ancora, meglio che un lo sai"
Veramente adesso lo so…
Vabbè cara mia, semo arrivati: a vedi quella piazza? E’ quella Rondanini, un tempo ce se passava, ma adesso Marino ha chiuso ai tassisti e te tocca andacci a piedi, cara mia, sennò te ce portavo dentro a l’ufficio, te ce portavo…
"Me la fa la fattura?"
Silenzio
"A' ricevuta?"
"No, la fattura..."
" Io, un le facciamo 'e fatture; semo una cooperativa. Io de fatture in 30 anni non ne ho mai fatte, cara mia."
“Non fa niente, ecco: 18 euro e 10 centesimi”
“Ma che me voi da’ e dieci centesimi, cara mia? Io so’ un signore, anche se me so rotto li cojoni de sto Paese. Vai, sbrigate che te inizia a’ riunione e attenta a un scivolà che ppiove, che qui e’ strade….”

Fin quando la voce non si perde nel rumore delle ruote del trolley sui sanpietrini della Roma da strada che senza sorprese non ti lascia mai.










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