A tutto Est: in Giappone

giovedì 21 marzo 2013

camera aperta: immagini indelebili


Da oggi Tsaramaso apre la camera.
Di tanto in tanto passeranno degli ospiti che lasceranno il loro segno.

Oggi a "camera aperta" c'è Zeudi, che così scrive dall'Afghanistan:

Nella vita ci sono dei trascorsi e delle immagini che ci accompagnano come segni indelebili. Uno di quei segni l'ho incamerato stamani all'alba, con conscienza e dolcezza.
il giardino
Nella tratta dubai kabul, seduto un posto più in là dal mio, un vecchio pensieroso guardava fuori dall'oblò dell'aereo il nascere di un giorno. Per lui presumibilmente senza buone nuove.
La sua barba canuta, le righe del tempo, il turbante, e il kaftano, facevano di quell'uomo un sogetto che dava da pensare, da ricordare.
L'Afghanistan mi accolto così, con un'immagine nostalgica, che ha riecheggiato per le strade semi deserte, dai colori tenui, senza ricchi contrasti.
La sensazione che avevo è che fossero tutti nascosti ma al tempo stesso presenti e vigili.
Il cielo grigio, i polverosi asfalti, si sono congiunti in melmose pozzanghere traboccanti all'uscio delle case.
Compresa la mia.
Un giardino incolto, che poco si nota se non grazie ai peschi in fiore che spostano lo sguardo di chi arriva verso l'alto, per ritrovare poi nell'angolo dello occhio il finire di una moschea.
il guardiano

La casa ha il minimo essenziale e tante stufe a legna. Non ricordo di averne avuta mai una tutta per me.
Mi muovo veloce senza poter cogliere le sfumature dei saluti del guardiano, né della vecchia che si aggira per la casa pulendo pavimenti. Mi viene fatto recapitare il cellulare con tutti i numeri di emergenza, fatta portare in ufficio e fatta informare sulla sicurezza. "Non ripetere lo stesso itinerario per tornare a casa, non camminare per strada, non dare informazioni personali, non essere appariscente, non...non...non..."
Tante cose da non fare, ma poche da fare.
In un attimo si avvera l'incubo che avevo da tempo visto sulle cronache dei giornali. Noi siamo noi e loro loro. Siamo divisi, necessariamente, senza dialogo, condivisione, comprensione.
A che serve allora tutto questo? A niente. E infatti l'unica cosa che aveva senso fare era di tornarsene a casa e lasciare questo popolo costruirsi come può, perché noi non siamo stati capaci se non di occupare ciò che non ci appartiene.
Zeudi



3 commenti:

  1. Allora sei partita Zeudi! Grazie per aver condiviso questi primi momenti. Buona fortuna

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  2. tornarsene a casa...

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  3. il capo dei capi23:14

    grazie agli americani che continuano a seminare diffidenza tra i popoli della terra, dopo avere ucciso milioni di innocenti continuano a farlo, ma hanno detto che sono andati li per liberare la gente e portare civiltà e tolleranza!!!!

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