A tutto Est: in Giappone

12 ott 2013

A. incontra il fotografo

E’ in arrivo da Milano un fotografo che dovrà fare un servizio sugli albanesi. E’ il 1991 e siamo a Brindisi. A. è convocato dal redattore del giornale col compito di assistere il fotografo per tutta la durata della missione. A. non dice di no, ovviamente è lavoro e poi è un fotografo anche lui, qualcosa imparerà. Erano i tempi dell’analogico, quelli del 1991. Il fotografo di Milano si presenta con una nikon f401 e un 35mm, A. invece acchiappa la sua nikon f3 con un 20mm e un 35-70 mm e vanno. Vanno tra gli albanesi, quelli sbarcati e quelli rimandati, quelli della stazione di Restinco e quelli ancora sulle navi, quelle navi piene zeppe di persone, di corpi e di escrementi. A. entra ed esce dalle navi col fotografo, lo guarda scattare e pensa che saranno foto bellissime. A. osserva gli albanesi e osserva il fotografo, lo vede muoversi, parlare, lo vede infilarsi in quelle vite, lo fa con discrezione, rispetto e umiltà. A. ne è ammirato e non sente manco più la puzza di escrementi, sente solo la stanchezza di quel vedere. A. non capisce perché debba passare tutto sto' tempo col fotografo, portarlo in albergo, a mangiare e poi di nuovo in albergo tutti i giorni di quei giorni. Il suo capo gli dice di non preoccuparsi: è il suo lavoro in quei giorni e A. ubbidisce. Così A. diventa amico del fotografo a furia di entrare e uscire dalle vite e dalle navi, stazioni, scuole e pestare escrementi, fotografare quell’attesa dell'Uomo (ma di partire o di restare?) vedere occhi tremanti, sguardi vividi che ti penetrano e bambini che in fondo la trovano sempre una buona ragione per sorridere (porca miseria se fa male il sorriso di chi sta male!) e poi i cancelli, i vestiti enormi e le coperte donate. Insomma dopo tutto questo, sono amici adesso A. e il fotografo, che poi un giorno lui se ne tornerà a Milano e lascerà A. nella sua Brindisi e le navi nel porto. Così quel giorno arriva, il fotografo ha finito, parte e gli lascia il biglietto da visita “nel caso in cui, passando da Milano, tu avessi bisogno…”. Il fotografo è Ferdinando Scianna e A. non lo sapeva.


Il racconto di A. mi ha fatto ricordare degli anni in cui anche mio padre si serviva di A. quando schedava gli albanesi a Restinco e di quando li vedevamo arrivare al piano di sotto del mio liceo. I Professori ci spiegavano che sarebbero stati lì temporaneamente, per poi essere mandati nelle altre città italiane, dove si sarebbero inseriti e avrebbero trovato lavoro, che erano cittadini come noi, che dovevamo accoglierli e che i figli sarebbero saliti al piano di sopra a studiare come noi e con noi. Giorgia, infatti, arrivò nella sezione B due anni dopo. Portavamo loro le mele durante l’ora di educazione fisica, quando andavamo giù in cortile e loro ci guardavano dalle finestre. Un giorno li beccammo a cucinare e gli spiegammo che la pasta si buttava quando l’acqua bolliva, non quando era ancora fredda, tanto l’italiano lo avevano imparato dalla TV a Valona.
Chissà cosa realmente vedessero i miei occhi, ma non ricordo di aver mai provato fastidio, né pietà per quella gente in attesa al piano di sotto.

Questo post è pronto da una ventina di giorni ormai, aspettavo la licenza della magnum per aver scaricato la foto che trovate qui sotto, così da essere in regola con i diritti di proprietà. Però a Lampedusa la gente continua a morire e non posso più aspettare. C'è quella cosa che gli scrittori chiamano urgenza, a me semplicemente "m'hannu pruduti li mani" come dicono i mesagnesi. Chiedo scusa alla magnum per questa fretta.



E adesso silenzio e scorriamo le foto di Ferdinando Scianna e anche un po’ di A.
ITALY. Brindisi. Exodus of Albanians. Ferdinando Scianna (© Ferdinando Scianna/Magnum Photos)

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© Ferdinando Scianna/Magnum Photos

...e se volete concedervi ancora qualche minuto, qui Erri de Luca raccontò nel 2009 l'immigrazione dal cimitero di Lampedusa


PS
A. è Alfredo Perchinenna, il fotografo ufficiale del matrimonio di SandS, ma questa sarà un'altra storia...

7 ott 2013

La custode dei geni

Mi ha sempre affascinato il fatto che due o più individui possano condividere il 100% del proprio genoma, essere alla base e in tutto e per tutto uguali, nati dallo stesso ovulo e dallo stesso spermatozoo, quella ripetizione che i gemelli mono-ovulari si portano dietro per la vita intera. Ho incontrato diversi gemelli nella mia vita, a cominciare dalla signora Giannini della pubblicità del Dixan, negli anni dei primi televisori a colori. Allora "credevo", e credendo pensavo che fosse davvero la mano di Cristo ad aver posizionato 6 bambini nella pancia di una sola donna, erano così tanti! Poi da grande mi sono convertita alla biologia, al Dio meiosi e alla Dea mitosi e a tutta la biologia che ci sta dietro al parto gemellare, la rarità di questo evento naturale, tanto speciale da essere usato per i principali studi scientifici nella scoperta di diverse cure di malattie, di fenomeni comportamentali, nonché di studi sull'evoluzione. Prendi le scimmie ad esempio, i primati, la rarità del fenomeno del parto gemellare è essa stessa una delle cause che spiegano la vicinanza di specie con il genere Homo e di condivisione della stessa origine biologica...
Proprio pochi giorni fa un amico mi diceva che sul set cinematografico i gemelli sono ben accetti, perché per legge i bambini non possono lavorare più di 3 ore e allora, se sono due, mentre uno dorme, si lavora con l'altro. Questo sdoppiamento è finanche utile.
Dove voglio arrivare con questo post, cosa vi sto facendo leggere in questo post?
Un pippone sul fascino che subisco dai gemelli?
E' che c'è una gemella che conosco che se n'è andata e non la conosco solo io, la conoscono un mucchio di persone. E' Luisa Pasello ad essere partita, lasciando un buco enorme nel mondo del teatro e nel cuore di tutti quelli che almeno una volta le hanno preso le mani. Quelle mani che toccavi quando lei, nel suo tipico gesto di saluto intimo e passionale, ti prendeva il viso tra le mani e ti teneva la faccia lì davanti alla sua bocca carnosa.
Luisa se n'è andata con la sua ironia sulle cose su cui meno ti aspettavi di poter ironizzare.
Luisa se n'è andata con la sua risata esplosiva, che era sempre un attimo prima della tua.
Luisa se n'è andata con la sua capacità di raccontare le storie a tutti, anche fuori dal palco.
Luisa lascia tutti nel dolore, ma nel dolore di questo lutto, un po' di fortuna ce l'ha: lascia una custode. La custode dei suoi geni è Silvia, la sua gemella.
Così me la immagino la potenza di questo doppio, così doppio e tuttavia così singolare.
Allora ciao, Luisa.
Fa' buon viaggio.

E grazie.

da "A. da Agatha", 1994
regia di Thierry Salmon
foto di Maurizio Buscarino

4 ott 2013

medusa




CASSIOPEA


Giannutri, 2013


SUB Plastic Camera - KODAK 400TX
dall'album: UNDERWATER


dedicato a Sal, che in quei giorni andava per gli stessi mari...

29 set 2013

29 settembre

Ballavamo ad una festa privata ed E. mi chiese se volevo che diventassi la sua ragazza, io mi sa che dissi subito di sì. "Mi sa" perché di quella sera ricordo poco, tipo di chi fosse la festa e che era appena uscito "Oro Incenso e Birra" di Zucchero, poi ricordo le farfalle nello stomaco, in testa, ovunque e il sorriso stampato che più non tolsi. La sera, in camera, mia sorella mi guardò e prima di spegnere la luce mi disse "ma devi dormire con quella faccia? Ma che ti è successo?" Giacevo ad occhi chiusi e, coperta dal lenzuolo fino al sorriso stampato, ripercorrevo ogni farfalla...Correva l'anno 1991 e la sera del 29 settembre, di E. m'innamorai. 
Poi dopo 10 giorni esatti E. mi lasciò, così, senza parole. Tipico di quell'età.
Piccoli eravamo, piccoli, ora si dice adolescenti, ma eravamo piccoli e per me quello fu come un lutto. Io, E. continuavo a vederlo, facevamo parte della stessa comitiva. E per un anno ancora, E. a me ha continuato a "piacermi".
Pochi anni dopo Lilly si innamorò di M. ma tanto, proprio tanto, nel senso che non capiva più un cazzo (abbiamo anche litigato per colpa di M. io e Lilly!) Lilly era (è) un genio nel mettere insieme le cose, capirle, intuirle, conservarle ed elaborale, ma soprattutto cercarle. Così, in cerca di M. e dei suoi dettagli ce ne andavamo io e Lilly con la vespa 50 degli anni '90 ormai inoltrati a cantare a squarciagola un motivo maledetto (appunto!!!) di Irene Grandi.
Lilly e M. una sera camminano mano nella mano. Lilly era FE-LI-CE.
Poi M. parte, più che altro sparisce, anche lui senza dire molto e la lascia. Tipico di quell'età? No...M. era più che adolescente. Diciamo tipico del momento: vado a nord, quindi...Lilly resta innamorata e sola un 29 settembre.
Per questi due episodi, io e Lilly abbiamo deciso da circa 20 anni che il 29 settembre è il nostro giorno sfortunato e che il 29 in generale è il nostro numero sfigato.
Negli anni io e Lilly siamo cresciute, cambiate, preso strade diversissime, lei ha sposato uno nato il 29 e rischiato di farlo di 29. Io ho perso cose importanti nei vari 29 di altri anni, ho perso treni, occasioni, mi sono bruciata una mano, mi sono pentita di 29... Abbiamo dovuto smettere di ascoltare la canzone di Maurizio Vandelli, 29 settembre, in questi 20 anni, e per esorcizzare io e Lilly ci facciamo il resoconto delle sfighe dei 29, ovunque noi siamo. Il 29 è diventato per noi forse il modo più semplice per non perdersi. Io so che quando Lilly sente questo numero, il suo pensiero va a me e il mio a lei. Quindi, di base almeno una volta al mese ci pensiamo.
Le semplici cose.

Ecco qui il 29 settembre del 2013. Tiè, Lilly.
Oggi è il primo vero giorno d'autunno, qui fuori dalla mia finestra. Guarda che tramonto per il nostro giorno...






29 settembre 2013

Marina di Pisa

POLAROID LAND 210 - Fuji 100C




20 set 2013

superfici digitali / profondità analogiche




GIANNUTRI

8 Settembre 2013



foto di Laura Benvenuti - Canon PowerShot SX240

SUB Plastic Camera - KODAK 400TX

20 ago 2013

ho incontrato un equilibrista


...che lo fa con le pietre le assembla, le incastra, ne appoggia i pezzi considerando l’aria, la terra e l’acqua.
Lo possiamo chiamare scultore allora?
Li trovi ovunque, non lasciano firma, solo le opere in segno del loro passare.
Pare che si possano aggiungere altre pietre alle vecchie, se ne sei capace.
Se le guardi, quelle opere sono il risultato di un’azione lenta e riflessiva che lascia la sensazione della paziente ricerca di un equilibrio che è precario, ma ci può essere. In ogni pietra vedo lo sforzo e la concentrazione di chi, ricurvo, può passarci anche ore su soli due pezzi.

Io, ne ho incontrato uno di persona in Corsica e spero non me ne abbia se gli ho dato un volto.
 




Porto, giugno 2013 - Pentax MX - lomo XPro 100

dall'album un pied en corse

9 ago 2013

camera aperta: lo spazio di Arrogance


Difficile pubblicare il dolore. 
E'un incrocio di mani questo amore (citaz.)




C                  F       G
It's not a cry that you hear at night
     Am                 F
It's not somebody who's seen the light
       G               Em          Am
It's a cold and it's a broken hallelujah  
     F           Am          F           C    G   C
Hallelujah, hallelujah, hallelujah, hallelu-u-u-u-jah ....

1 ago 2013

sparisco per un po': problemi tecnici di immagine...

signori,
sono sparite tutte le immagini, non capisco come mai, quindi nell'attesa vi lascio.
camera e sud senza "camera" non sta in piedi...
se avete consigli, sono i benvenuti!

31 lug 2013

camera aperta: Arrogance non si è perso

Notizie dal Kurdistan iracheno l' Iraq - sul tetto

Pensavo/amo di averlo già perso. Invece Arrogance ci manda due istantanee da Erbil Baghdad, immagino fatte con la sua xolaroid. Non lo specifica, io non chiedo e colgo l'istante anche io:

La vista del tetro ministero del petrolio iracheno: quel tramonto fotografato due settimane fa era ancora più pregnante di significato. Significava infatti iftar, la fine del digiuno giornaliero, e si sentiva nell'aria incandescente (44 °C) la tensione dei digiunanti (uno ce l'avevo in casa, il mio collega giordano). Ero sul tetto come al solito, a suonare la mia chitarra: una sensazione unica, lo assicuro.


Baghdad

upcoming generations

29 lug 2013

Le Muddhriche di Mino


eccolo, è uscito, il terzo album di Mino de Santis.
Lo aspettavo, lo aspettavamo, si chiama Muddhriche (ULULATI/Lupo Editore)
Come le molliche di Pollicino, lascia traccia di sé all'ascoltatore.
C'è posto per tutti tra queste muddhriche, anche se le lascia tra la terra rossa salentina.

In questo album le tracce sono 11 e Mino non si smentisce manco a sta fiata -al terzo album- nel saper raccontare, disegnare e fotografare con un fortissimo potere evocativo.
Io vi consiglio di cominciare da "porta verde", poi me lo dite se non ci siete entrati davvero nella casa della nunna.
Del resto avrò occasione di parlare
ancora sto studiando...

Di "pezzenti" hanno fatto un video
ULULATI/Lupo Editore
Una produzione ZERO PROJECT in collaborazione con FANFARA FILM
Starring ALESSANDRO HABER
feat. NANDU POPU
ENDESHO (Giovanni De Sentis) 
scritto e diretto da GIANNI DE BLASI



18 lug 2013

cose di famiglia e di orologi

mi sa che era la Ricoh dei miei
Come Acidella, anche la cbp è tornata tra le trame del web! Alè! Con la differenza che con la cbp condivido anche una rete non virtuale (...mmmh...mi sa che "le reti" diventerà un'altra delle rubriche della colonna a destra del blog)
In uno dei suoi nuovi post freschi freschi c'è un racconto che si chiama Tempo e parla del primo orologio che ha posseduto. Avrei voluto commentare, ma mi è scappato un breve post-pensiero.

Cara cbp (come ai vecchi tempi d'altronde),
Il mio primo orologio lo ricevetti alla comunione, me lo regalò nonna Luigia. Lo comprai senza di lei, perché lei viveva a Mesagne e io, ai tempi, a Matera. Mi diede i soldi e mi disse "comprati il tuo primo orologio". Quando glielo mostrai scosse la testa, perché avevo scelto quello col videogioco, lei probabilmente avrebbe voluto che fosse di quelli da femmina, il tipico regalo-che-resta, ma si vede che conosceva sua nipote (11 anni sono tanti) e disse che era il regalo che volevo e che quindi andava bene. Ce l'ho ancora conservato, anche perché è stato il suo ultimo regalo-che-resta, andò via poco dopo.

6 lug 2013

a proposito di reti



questa è quella dei pescatori di Marta (Viterbo) sul lago di Bolsena, Maggio 2013
CONTAFLEX SUPER BC - 400TX Kodak

2 lug 2013

reti virtuali



2011 - Giens, France - YASHICA MAT124

…che bello quando sparisci per un po’ dal web, poi rientri, apri i link dei tuoi amici virtuali e scopri che chi aveva annunciato di lasciare la rete poi invece ci ha ripensato!
Acidella non ha abbandonato il suo blog!
E chi è Acidella? Una nuova amica virtuale mai vista di persona, ma so da dove viene (da dove vengo io), ho presente la casa in cui ha studiato per gli esami di maturità (è di fronte a quella in cui sono cresciuti nonna, mamma e un po’ anche io), leggo che ama leggere (soprattutto murakami, come me!) che ascolta vinicio capossela in bicicletta o a piedi, non ricordo, in movimento insomma (io in macchina e in vespa) non so se conosce mino de santis però..., ma soprattutto so che mi piace il suo modo di scrivere e descrivere, molto intimo e con quei dettagli su quelle cose e quei luoghi che riconosco tutti tutti perché “miei”, “suoi” e “loro” e che passano comunque a chi non li conosce o non li ha visti né toccati.
Acidella me l’ha trovata un amico toscano che a pasqua mi sente dire sempre “bona pasca e quiscti so’ l’ovi”  e mi fa “c’è una sulweb che parla come te”.

Insomma, evviva Acidella di nuovo tra le trame della rete!

20 giu 2013

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Dal 20 al 22 giugno 2013
Museo Storico della città di Lecce
orari apertura Museo 10.00-13.30/14.30-19.30
ingresso gratuito

self-portrait

"...my gaze exists only through the simulacrum of the photo that has been seen by someone else. That gaze makes me happy and induces the images to come to life inside me."