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| Malombo à Gamboma |
23 gen 2023
A Gamboma
8 mag 2022
Una cosa normale
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| @C.Nzuonzi/WCS |
8 apr 2022
Serate
27 ott 2021
Immaginare, pas de soucis!
Ottobre 2021, Ouesso
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| la maison d'art di Ouesso |
Lui è Alban, davanti alla sua "maison d'art", che si trova sulla strada per il mercato di Ouesso.
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| L'elefante dell'is'art galerie di Antananarivo |
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| la "zed" rivisitata |
8 set 2021
A nord, ma anche a sud.
Una strana cosa.
In previsione delle piogge, nella valigia ci sono K-way, sacchetti stagni, pantaloni antipioggia, mantelle...
Arrivata a Brazzaville trovo un cielo bianco coperto di nuvole e un’arietta fredda, che la sera costringe a mettere le maniche lunghe, benché di cotone.
Quando incontro il Direttore mi dice che sono fortunata perché questo è il momento migliore per visitare Brazzaville visto che, finalmente, è iniziata la stagione secca.
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| Il bac per attraversare il fiume Sangha |
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| la strada per Kabo |
A Kabo c’è il minimo indispensabile a volte neanche quello, così quando si parte da Ouesso è bene fare il carico di qualcosa che sia diverso da pane, sardine e vache qui rit. La sera si mangia nell’unica gargotte del luogo, è un’épicerie coi tavoli fuori e le grandi marmittes sul fuoco a legna. La gestisce la moglie di Bej, il nostro assistente. Pesce e manioca, ogni sera. E’ buono, il pesce cambia sempre, ma non sai quale sia, perché la luce sui tavoli non c’è e neanche sotto a quel gazebo dove si sente rumore di bottiglie di birra dei giovani Kabotiani.
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| la cena a Kabo |
12 ago 2021
Ouesso, una nuova meta.
Ouesso, Agosto 2021
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| I confini di Ouesso |
Mi trovo da meno di un mese nella Repubblica del Congo, il piccolo stato tra il vicino Congo Democratico, il vicino Camerun, il vicino Gabon e la vicina Repubblica Centro africana. Ouesso è ai confini.
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| La ravinala |
Sono pronta a scambiare e inizierò partendo da quello che ho per costruire una nuova dimensione qui, che spero possa anche allargarsi. Costruirò la mia camera oscura, il keikogi è già piegato con l’hakama in cima e il tamburello ha già fatto spaventare gli altri due abitanti della casa: Boto e Nola, due cani.
A proposito di sopravvivenza, a Ouesso sembra esserci tutto quello che serve, manca invece quello cui siamo abituati, ma che se non lo hai, vivi lo stesso. Potrei chiamarlo superfluo, ma non è proprio il termine giusto. La prima volta che sono andata in un supermercato non ho trovato niente di locale. Niente. Tutto arriva dal Camerun e dal Gabon e gli abitanti pagano il prezzo del viaggio in termini economici (equivalenti ai prezzi europei) e di qualità del prodotto. Quindi non è proprio il superfluo che manca. Qui lavorare la terra non sembra essere una tradizione radicata. Soprattutto qui a nord, dove tuttavia la terra umida della foresta equatoriale fa crescere solo manioca e poi ancora manioca, di cui con le foglie ci fai il pesce in umido, con il tubero ci fai il companatico. Se esageri, sono dolori...è il dissenten più efficace che ci sia.20 mar 2021
365 dopo: moramora, sennò come?
Oggi, un anno fa.
18 feb 2021
Ritratti di un'estate particolare
Dall'album "being behind, being in front", qualche sguardo fotografato nel 2020.
Era estate, durante la fuga verso il sud Italia. Grazie a chi ha posato alla giusta distanza dalla Mamiya C3.
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| Marco e Ola, la Torretta, Mesagne - BR |
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| Mariangela, Matera |
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| Pietro, la Torretta, Mesagne - BR |
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| Silvia, la Torretta, Mesagne - BR |
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| Carlo, Mesagne - BR |
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| Giuseppe, Leverano - LE |
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| Michele, Marina di Pisa - PI |
23 nov 2020
Quel 23 novembre 1980: quando la terra tremò in Irpinia e noi lo sentimmo.
All’improvviso si sentirono tremare il pavimento e i vetri delle finestre. I candelabri oscillavano paurosamente e alcuni oggetti posti sui mobili cadevano a terra; allora, presi dalla paura, decidemmo di uscire da casa per recarci in un posto più sicuro. Mentre inziavamo a scendere le scale, mi resi conto che Laura non era in grado di muoversi perché inciampava nella veste che aveva indossato, molto grande, e Daniela si era bloccata alla prima rampa. D’impeto presi in braccio entrambe le bimbe e scesi le scale con molta difficoltà perché le scosse di terremoto ci sballottavano tra la ringhiera e il muro ed era andata via la luce. La mamma scendeva dietro a tutti.
Subito dopo iniziarono a giungere alcuni abitanti del vicinato urlando e piangendo. Il cortile era illuminato dalle lampade del gruppo elettrogeno e sui nostri volti era evidente la paura, il terrore! Infine, decidemmo di allontanarci da lì e ci portammo in macchina a casa di Gianni che abitava in una villetta a piano terra in periferia dove non si temevano crolli.
Lì fummo ospitati tutta la notte sino al giorno successivo la mamma con le figliole, mentre io ritornai in Questura da dove giustamente i poliziotti di servizio si erano allontanati per recarsi presso le proprie abitazioni. Solo il piantone e il centralinista erano rimasti al loro posto. Il questore, sessantaquattrenne, si era rifugiato nel suo alloggio con la moglie. Li trovai seduti l’uno affianco all’altro e terrorizzati non riuscivano a parlare. Li convinsi ad uscire e a portarsi nel cortile della caserma.
Le comunicazioni telefoniche erano interrotte e ciò rese difficoltoso avere notizie in merito al terremoto e all’epicentro. A questo punto feci intervenire il personale radiotelegrafista che, a bordo di un automezzo attrezzato con apparecchiature ricetrasmittenti, riuscì a mettersi in contatto con la Prefettura di Potenza da cui giunsero notizie terrificanti che furono approfondite nei giorni seguenti. Il mio collega della Polizia Stradale, con le sue pattuglie si spostò in direzione di Potenza dove c’era bisogno di soccorso urgente e, mentre si dirigeva in quelle località, comunicava via radio il disastro e le vittime provocati dal sisma. Nei giorni successivi anch’io fui mandato a Potenza per concorrere alle operazioni di soccorso.
8 feb 2019
La boite à idee
Il click di quella notizia apriva le porte della speranza e dell'Air France, che faceva rotolare un fagiolo da nord a sud in un lungo viaggio durato 9 mesi.
19 Novembre 2018, Antananarivo. Sono atterrata e fa caldo. Scendo le scale dell'aereo e fiera, guardo l’anello comprato nella via dei gioielli l’ultima volta qui, nel 2016, quando non ci sarebbe stato più motivo di tornare. Sapendo invece che lo avrei fatto prima o poi.
Lo so che non ci state capendo nulla, ma è necessario tutto questo a Tsaramaso per ripartire.
Partirò allora da una delle sorprese che questa terra regala giornalmente.
Vorrei aprirla, ma non mi azzardo.
Allora è Tsaramaso che da oggi riapre le comunicazioni, ora che è tornato laddove è nato: dalla terra al sacco del mercato.
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| Miandriarivo - al dojo |
























