A tutto Est: in Giappone

31 ott 2012

Marina resiste



Marina di Pisa, 29 Ottobre 2012

Cara Cbp,

Alla fine di tutto possiamo solo provarci a starci a questo mondo, che poi chi decide è lei, la madre di tutte le madri: la Natura. Com'è bella, anche nella sua pericolosità, anche nel terrore che genera.
E' bella nella sua potenza, è madre, sì, è proprio madre.

Ieri ti ho pensato molto, avresti apprezzato quel buio, quel rumore di ciottoli e di detriti, quel muretto giù e questo sentirsi nel cerchio di protezione. Perché non si capisce come mai solo noi e il barrino non abbiamo praticamente riportato danni, sul lungomare.
Al mattino di ieri partivo alle 8.00, solito mare incazzato di libeccio, vento forte, tutto il sale addosso e sulla macchina, i cassonetti a terra, le sedie volate e un pezzo di ringhiera di casa che si stacca, piccolo, ma si stacca. Tutto normale, quindi, già visto, già familiare. E' ottobre, è cambiata l'ora e cambia la stagione. Non ci ho fatto caso alle onde che saltavano la diga (chiusa!!) costruita per i lavori del porto nuovo, arrivando direttamente in strada e allagando il paduletto. Forse il paduletto c'aveva già un metro d'acqua, ma via Majorca no e così non era facile accorgersene. 
Le libecciate si assomigliano. Ma questa evidentemente no. 
Ho guardato piuttosto le nuvole grigie di viale D'Annunzio, belle, cariche, tra l'una e l'altra un pezzo di cielo azzurro, tra me e loro la stanchezza di una settimana senza stop, il piacere di essere di nuovo tra i banchi di scuola ad un corso. E così andavo verso Pisa alle 8.00 del mattino di domenica, come non succedeva da anni forse, poi approdavo in piazza Santa Caterina di domenica e dicevo "certo che sta piazza è proprio bella, qui venivamo con Lara a cantare le canzoni di De André", se non sbaglio. Giocare a calpestare le foglie e pensare a notting hill...
Mentre di là, una piccola sensazione di tsunami si stava formando.
Forte...forte!

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Marina è una città che resiste al cambiamento tutte le volte che può, come ti dico sempre.
Stamani l’intento era di fotografarla dopo il piccolo tsunami che la ha attraversata ieri.
Voglio l'istantanea e ho l'ultimo pacco di pellicole Polaroid, un chocolate, non ho scelta.









Polaroid LAND 210
pellicola chocolate 80 ISO expired 2009
Vedi?
Niente, apparentemente non sembra essere successo niente.
Incredibile.

19 ott 2012

Giro d'Italia: "generazioni"

Canción de las simples cosas by Vinicio Capossela on Grooveshark

agosto 2012

Comincia un lungo viaggio in solitario a bordo di una Fiesta del 2005.
Mari, paesi, gente e tutto quello che sarà, bastano le sigarette e la musica, il resto verrà da sé.
Le sigarette sono le Amadis Blue
La musica viene da Rebetiko Gymnastas di Vinicio Capossela - Le semplici cose
Non è facile dire dove siamo qui.
Le foto le ho fatte con la Fujica e la EXA 1A, la pellicola è un foma 100, senza nulla togliere al foma, ma è una pellicola che uso per provare le macchine mai usate. Tuttavia, qualunque macchina e qualunque pellicola mi avrebbero fatto fare delle fotografie qui.
Quando c'è una Storia, l'occhio ne acchiappa i dettagli.
Un tempo questo luogo si chiamava Cavallerizzo, una frazione di Cerzeto, in provincia di Cosenza, quindi in Calabria. Nel 2001 ero qui. Ai tempi Cavallerizzo aveva 600 abitanti ed io andai in estasi per il modo in cui Cleofe mi presentò a sua sorella Amelia, perché zia Amelia era affacciata alla finestra di una casa che stava in alto, molto in alto e non la vedevo. Noi eravamo giù in una piazzetta un po' in discesa con l'altra sorella di Cleofe e di zia Amelia, zia Ilia. Zia Ilia era famosa per le sue capacità di commerciare, nel suo negozio aveva scarpe, vestiti, alimenti, cose per la casa, tutto, "attenta ca ti frica, zia Iluzza" diceva Lara, la figlia di zia Cleofe. In piazzetta, c'era anche Sandra la famosa Sandra, figlia di zia Ilia, di cui finalmente ero riuscita ad assaggiare uno dei dolci che, forse, cuoceva nel forno di Tonino, suo fratello. Tonino aveva la pizzeria in piazzetta e la pizza la faceva col caciocavallo.
Tutto questo in meno di 15 minuti. Una finestra, le strade, le case in alto e in basso, una piazza, un dolce e poi, dopo i 15 minuti, una pizza e le persone che vanno e vengono da quel monte dove Cavallerizzo si "arroccava", dove tutti erano nati e partiti in America del nord e del sud, in Australia e in Germania, tornati e poi rientrati, tutti zii dei nipoti, prima figli e poi padri, madri e adesso anche nonni.
Cleofe ogni giorno faceva le curve da San Marco Argentano a Cavallerizzo per tornare al Paese, dove c'era tutta la sua Storia, la sua terra, di cui conosceva ogni radice che sprofondava e si espandeva. Quella sera zia Amelia l'ho salutata per educazione, ma non l'ho né vista né capito cosa diceva a Cleofe, perché a Cavallerizzo parlano l'albanese del '600, una lingua che si sono tramandati oralmente. Allora io per la prima volta ero straniera in Italia! Ero finalmente in una comunità arbereshe o meglio ancora ghiegghia, come dicono gli stessi calabresi-non-albanesi quando vogliono prendere le distanze da un pezzo di storia che s'è conservato nei secoli "Si vidi u ghiegghiu e u lupu,  spara prima u ghiegghiu e dopu u lupu".  Nel 2005 il monte che regge Cavallerizzo si sgretola, lo sapevano gli abitanti, da mo' che lo sapevano, ma non si lascia la terra, li hanno mezzo avvisati, sono scappati, così nessuno è morto e dicono che è anche per questo che noi di altre Regioni non ne abbiamo mai saputo abbastanza di quel paese che non c'è più. Poi l'Italia s'è mossa, a modo suo, ma s'è mossa e Cavallerizzo è stata restituita "subito" agli abitanti, così, come l'ho vista quest'anno, nel 2012:

Cleofe continua a fare le curve da San Marco a Cavallerizzo ogni giorno anche se sono curve un pò diverse. Tonino si è trasferito a Sartano con la pizzeria e il caciocavallo. Io ho sentito il peso e la freddezza del senso di appartenenza che ognuno di noi ha per i proprio luoghi. O ci stai o te ne vai, non c'è via di mezzo per definizione, ma i luoghi restano anche se diventano new town. Sapere di poter tornare è l'ancora immaginaria. C'era un silenzio assordante quando mi sono accorta che dalla new town, la vera Cavallerizzo loro possono guardarsela, sempre.

2 ott 2012

E' stato il figlio

Brindisi, Lumix FZ27

E' stato il figlio?
E’ stato lui o sono stati tutti?
La domanda mi è venuta in mente alla fine del film.
Sì, perché una pallottola colpisce il figlio per regolare dei conti e in fondo chi sia stato poi poco importa davvero. Forse è stato proprio lo Stato che, infatti, paga…e il resto ve lo vedete perché vale la pena vedere questo spaccato di vita così carico di dettagli.

10 ago 2012

Ciao G.


Caro G.
L'anno scorso sono venuta a Senigallia, ci siamo visti per caso in piazza.
Io su un motore, tu su un altro.
Abbiamo parlato 5 minuti.
Ti ho detto che ero lì per rivedere la mia prima città, quella in cui avevo vissuto nei miei primi 11 mesi di vita. Sembravi contento di sapere che qualcuno volesse tornare nella tua città, di cui avevo solo racconti attraverso vecchie foto di famiglia.
Mamma mi raccontava che vivevamo vicino al fiume Misa, che la facevano sentire una straniera, che in fondo di Senigallia aveva visto poco...
Mamma non sapeva che a Senigallia ci abitava uno dei più grandi fotografi del mondo: Mario Giacomelli, che adesso è uno dei miei preferiti.

Ora saprà che mi diverto a fare le giacomellate.

Orciatico, Pisa
Topcon

Orciatico, Pisa
Topcon
Orciatico, Pisa
Topcon
Sidi Kaouki, Marocco 
Pentax MX

28 lug 2012

Dimmi Tiresia

Lari, 24 luglio 2012 Rebetiko Gymnastas



Lumix FZ28

Dimmi Tiresia
E' duro profetare
La conoscenza è distanza che separa
La fatica di conoscere
E' più grande fatica di essere creduti?
Dimmi Tiresia 



24 lug 2012

Migrazioni



Holga 120CN

La prima volta che ho parlato di Mahajanga ho commesso un errore. Era qui ed era il 2009, a quel tempo a Nord del Madagascar non c’ero mai stata. Avevo vissuto nel Sud, nella regione dell’Androy e avevo un po’ di esperienza di Anosy (Fort Dauphin). Il malgascio è una lingua molto "logica", infatti, se la Regione si chiama Androy, il popolo si chiama Antandroy e la lingua Tandroy. Se la Regione è l’Anosy, il popolo si chiama Antanosy e la lingua Tanosy.
Questione di prime lettere.
Rimasi molto colpita dalla città coloniale coi palazzi in decadenza, ma la più grande novità era la presenza dei pousse-pousse: carretti colorati guidati da uomini magrissimi e scalzi che corrono da una parte all’altra della città tra pietre e rifiuti per trasportare spesso donne dal peso “inquantificabile” e cariche di spesa. 
Nel 2009, senza chiedere a nessuno, avevo dedotto che i pousse-poussier appartenessero alla classe povera e dichiarai che MAI sarei salita su un pousse-pousse. Troppo forte l’idea dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Molti mi dicevano che era comunque un lavoro, ma quello non è mai stato un buon motivo per me per pagare un uomo per farmi da taxi umano.

Quest’anno, ogni mattina, mentre fumavo la prima good look della giornata, un pousse-poussier cercava di convincermi a fare il tour della città. Io gli dicevo che dovevo andare a lavorare e che preferivo camminare, ma lui, ogni santo giorno, provava a convincermi dicendomi di approfittare “c’est le quatre-quatre malgache!”.
Un giorno mi ci sono messa a parlare e così l’ho guardato bene in faccia. C’era qualcosa di familiare nei suoi tratti. E’ così che ho scoperto che era un Antandroy, non solo, che tutti i pousse-poussier venivano dall’Androy e che il pousse-pousse era la loro casa (cioè ci dormono!) E anche tutte le donne che vendono la frutta sul ciglio della strada e si spalmano la terra in faccia erano Antandroy! Quindi mi correggo, la classe povera del nord a Mahajanga è fatta dal popolo del sud, migrato in cerca di lavoro.

Tutto questo ha stimolato ancora di più la mia passione: viversi un paese attraverso la gente. Allora nelle pause di lavoro, coi pousse-poussier e le venditrici di frutta ci parlavo. Molti di loro non ricordano neanche cosa fosse l’Androy, a volte hanno chiesto a me come se la passavano laggiù, in quel posto in cui per arrivarci ci vogliono 1 ora e 30 di aereo oppure 8 comodi giorni di taxi-brousse.
Fujica
Fujica
Fujica

Avrei preferito mango, papaya, banana, ma LEI aveva solo arance. Ne ho comprato 2 chili, poi le ho chiesto in cambio se potevo farle una foto.
Il sapore di quelle arance non l’ho mai sentito. Sono finite alla donna sfuocata, seduta dietro a godersi tutta la scena.